Agati Vera

Media Design 4

 

Arte Generativa

Doc 01_ concept

22/01/04

 

 

 

 

 

 

 

 

“Best before”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concetti

 

 

  1. Cambiamento e riconoscibilità

 

“Best before” è la scritta inglese che traduce l’italiano “da consumarsi preferibilmente il” presente su qualsiasi prodotto che deperisce.  Oltre a essere più breve e immediato, nonché sonoricamente più maneggevole, “best before”  rispetto al suo corrispondente italiano, ha un utilizzo più largo: migliore prima … prima di cosa?  Non lo specifica, dipende da ciò che segue, o meglio da ciò che ognuno vorrà ipotizzare possa seguire.

Escludendo il giudizio qualitativo e non oggettivo espresso dalla parola “meglio”, la parola “prima” invece implica la presenza del tempo; del tempo che scorre creando un prima e un dopo.  Tutto è soggetto al tempo: le persone invecchiamo, gli oggetti si consumano.  In generale il tempo provoca un cambiamento certo e il grado di questo cambiamento è ipotizzabile, ma non calcolabile.

Questo è ciò che caratterizza il “vivente” e di cui è privo il digitale: l’utilizzo prolungato nel tempo da parte di migliaia di utenti non provoca cambiamenti in un sito web o in una copia .jpg di un dipinto di Picasso.  Questa mancanza di “usura” non è reale.  Questo utilizzo non è reale: è un utilizzo mediato per evitare un dannoso contatto. 

 

 

  1. Esposizione e intrusione

 

Nella realtà un quadro non è toccabile fisicamente da così tante mani, ma è esposto:  “esposizione” inteso non come mostrare e mostrarsi, ma nel suo senso più vasto di essere in contatto con altro rispetto a sé.  Se consideriamo il naturale contatto con l’aria, allora, quasi tutto ciò che è reale è esposto.  Certe parti del nostro corpo sono esposte costantemente per tutta la vita, le architetture lo sono, ma anche un oggetto abbandonato…tutti i prodotti dell’arte tradizionale si potrebbe dire.  Cosa non viene esposto??   Ciò che si vuole rimanga uguale, ciò che si vuole sottrarre al processo di cambiamento causato dal tempo: di importanti opere di scultura vengono esposte delle copie dichiarate, nel tentativo di conservare le originali in-attaccate dal tempo.  Il digitale cerca questa non-intrusione del tempo e non cambia perché non è esposto: il web è una sorta di teca sottovuoto, è distanziato in un luogo lontano, è distinto (distinguere: due entità diverse non in contatto), è staccato.

 

 

  1. Riproducibilità ed individualità

 

Sebbene sostituita con delle copie, l’originale esiste e anche su di essa il tempo scorre: a differenza della copia fisica, quella digitale se un attimo prima la si poteva considerare tale, l’attimo dopo diventa un falso;  la copia inoltre, anche se l’opera andasse distrutta, continuerebbe a vivere di vita propria intoccabile/inattaccabile.  Per questo continuo mutare l’esperienza stessa di un qualsiasi artefatto è individuale e mai identica a sé stessa

 

 

 

 

 


Ipotesi di progetto

 

Il mio progetto vorrei consistesse nel far “deperire” un prodotto digitale rendendolo così più simile al reale attivando in esso quelle categorie che appartengono al “vivente” : cambiare, invecchiare, le stesse disfunzioni causate dall’invecchiamento… il tutto corredato da una buona dose di imprevedibilità qualitativa e quantitativa (di tempo) lasciata al fare della macchina. 

Ho voluto preferire come mezzo il web perché prima di tutto è il più vivente e ipermediatizzato (è un contenitore di altri media) e mi dà la possibilità di passare attraverso alcuni paradossi.

Vorrei creare un sito che dovrà essere soprattutto un luogo esperienziale in cui però la componente partecipativa dell’utente diviene causa di cambiamenti in un inarrestabile processo di “invecchiamento” fino a far diventare tutto talmente diverso dal suo stato di partenza da essere inutilizzabile ai fini iniziali.  Il primo paradosso sta nel fatto che un sito web punta a  essere “il più cliccato” per volere di mercato, così invece ogni clik sarebbe deleterio e inoltre al posto di un infinito numero di utenti solo un numero più ristretto riuscirà ad accedervi.  Ogni persona farà esperienza diversa (anche la semplice visione) perché non è per lui conoscibile lo stato del sito prima del suo arrivo così come non sarà conoscibile lo stato da lui causato che si presenterà alla persona successiva (problema della contemporaneità…?!).  Così come nel corpo alcuni geni si attivano causando delle malattie dopo determinati limiti di età, così l’ipotetico software di “invecchiamento” attiverà una serie di malfunzioni, per esempio le stesse key-words di riferimento avranno degli errori come delle lettere inserite in random che man mano renderanno impossibile un raggiungimento del sito tramite motore di ricerca  (un po’ di polemica nei confronti del business che ruota intorno a questi portali) così il sito “morirà” chiudendosi su se stesso nella rete, irraggiungibile, ma presente o meglio raggiungibile nel suo stato finale solo da chi ha visitato il sito inizialmente e  ne conosce perciò l’indirizzo: sarà come una tomba su cui fanno visita solo i conoscenti in vita, coloro che hanno partecipato e a loro insaputa modificato quella vita.

 

 

Note

Ho cercato di spiegare quel che ho in mente di fare, ma, tranne per alcuni dettagli come  le key-words, mi manca l’ idea ben definita di quello che sarà la visualizzazione effettiva; ho lavorato molto più sul concept per ora e mi è piaciuto poter ipotizzare un qualcosa che racchiudesse più concetti associati infondo.  Nel caso l’ipotesi di progetto non fosse accettabile vorrei comunque continuare in questa direzione.

 

 

 

Vera

22/01/04


 

Perplessità: Non voglio trovare un modo per realizzare a tutti costi questo progetto ma credo molto nel concetto per cui parlandone vorrei riuscire a tirar fuori il progetto più consono più originale modificato nelle parti appropriate

 

Sono radicata nel concept ho bisogno di essere indirizzata nel renderlo visibile.