M. Annunziato
Viterbo con Oscar, Luisa, Piero
Guardiamo insieme un quadro di Oscar di una casa piuttosto strana. Quelle finestre nere e quella porta mi fanno pensare. A qualcosa in cui si navighi, si possa entrare per passare da un quadro all' altro. Quel programma in cui si puo' interagire nelle immagini...possiamo usarlo per navigare... Le idee rimbalzano tra bicchieri di vino per finire con le foto con i cappelli della piccola Sara, la figlia di Oscar.
In macchina con Piero tornando da Viterbo, ore 2 di notte
"L' interazione, e' solo con questo che riusciremo a rompere la freddezza della tecnologia e trovare un incontro tra il calore della pittura e la creativita' dei nuovi linguaggi tecnologici". La pittura non puo' essere guidata ma deve guidare, difficilmente asservita. Occorre fare uno sforzo. La direzione e' nel rendere naturale cio' che e' guardato con sospetto e distacco. Interazione come gioco creativo."
Formello, nella mia stanza, ore 1 di notte
Penso al Guatemala, ai suoi colori, non li ho mai dimenticati. Le foto che scattammo a Chichicastenago le ho digitalizzate ed elaborate per un progetto mai realizzato. Prima che tutto andasse perso nell' allagamento di quella maledetta casa. Ho perso quasi tutte le immagini raccolte in anni di viaggi. Ora sono solo nella mia testa. Indonesia, Tanzania, Messico, Tailandia, India, Nepal, Kenia ecc.. Ma i colori del Guatemala li ho salvati, ora sono nel computer. A San Diego ho trovato un bellissimo libro su Chichi. Ci sono tessuti e colori che si intrecciano. Ok e' questo il senso di quello che faro': Guatemala e colore interattivo. Oscar ne sara' contento, ha passato una vita viaggiando nell' america latina.
Rielaborazioni dal libro "Guatemala Raimbow"
E' tardi, prima di andare a dormire lancio le reti neurali. Questo programma produce un effetto di agglomerazione progressiva dei colori distorcendo le forme ma mantenendo la struttura dinamica dell'immagine.
Formello, due giorni dopo, ore 18
Osservo le immagini che hanno girato per molte ore. I colori sono sfumati e le immagini sembrano piu' irreali, come in un sogno. Elaborate per notti intere le figure si sono quasi dissolte, i colori sono piu' compenetrati. Provo dei filtri che danno un effetto legno. Gli occhi di queste bambine sono piu' forti di qualsiasi elaborazione. E' il loro orgoglio che fa la differenza.
Monto una sequenza di immagini di donne, colori e bambini. Ho sempre amato questi visi. Non capisco bene perche'. Forse la sofferenza e la gioia di vivere espresse entrambe con i colori dei loro vestiti: fanno un arte naturale con la loro vita stessa. Lo stesso effetto ogni volta: quando le guardo intensamente il colore comincia a sfumare.
Al telefono con Piero
Cé' l' hai il libro rosso dei I king, vai a pag 576: c' é uno schema quadrato, acqua, fuoco, metallo, legno, terra. Il Tao e gli elementi e soprattutto i suoni". Lo ascolto, meta' della mia testa sente i suoni vibranti degli elementi, l' altra meta' pensa ai colori del Guatemala che si allontanano. Ci sara' un posto nel futuro, per la seconda volta devo abbandonare quella strada. Il presente e' fatto di suoni e di Tao. Addio Gaute, anzi arrivederci, "buona idea, mi piace, ne parlo con Oscar".
Formello, sera
Voglio fare un tentativo su un quadro di Oscar che ho digitalizzato. "Ghiacci". Mi e' sempre piaciuto. Un giorno dovro' farmelo regalare. Ghiacci come acqua, vita. Poi inserisco un fondo caotico sull' arancio-rosso nel cielo e chiazze nere sul mare. Fuoco come degenerazione dell'ambiente. Lo faro' vedere ad Oscar.
Con Oscar a Formello
Non capisco mai perche' vada sempre cosi' di fretta quando e' fuori casa. "Posso dipingere fuochi e legni e metalli e mari... Gia' ora ho mille idee. Lo chiameremo pag. 576. Ma devo raccontare una storia. Come faccio a collegare gli elementi. Questa e' una mappa geografica."
Silenzio.
"Senti Oscar, torna alla casa, entra dentro, ci sono delle stanze e personaggi, cose, ricordi, emozioni. Gli elementi ce li metto io. Parlo con Piero, dobbiamo avere piu' liberta'".
Nella mia stanza, 1 di notte
Devo averle messe da qualche parte. Eccole le ho trovate, una raccolta di immagini prese in tutto il mondo, salvate anche queste al rogo. Non c'é soggetto, solo superfici, di qualsiasi genere. In ognuna di queste superfici c'é una storia, un pezzo di mondo. Lo afferro soltanto dopo diversi anni. Mare italiano, riflessi di corallo blu delle isole della Sonda, fratture della Valle della Morte, colori degli ondulati di strada, muri, licheni dello Stupa di Budda a Katmandu, legni, graffiti di cellulosa, vetri, sabbie di Sardegna. E' un mondo di caos che mi appartiene da sempre. Un caos naturale che diventa armonia, volo e ritorno. Le digitalizzero'. Ecco i miei elementi.
E-mail a Piero a Salonicco
Non possiamo farcela, dobbiamo avere piu' spazio, saranno soltanto allegorie degli elementi, ma i significati saranno altri.
E-mail da Piero da Salonicco
E' un convegno fantastico, l'interazione e' ormai un terreno di ricerca a tutto campo. Siamo sulla buona strada. In areo, in albergo, al convegno, ho elaborato qualcosa sui suoni, oltre a pilotare il CD con suoni registrati penso a fare sintesi real-time di suoni. Vado in questa direzione. Ti mandero' su internet i programmi di sintesi. Legali alle immagini. Per gli elementi fate come volete, massima liberta' (pag. 576 addio...).
Nella mia stanza, Formello, 1 di notte
Ci siamo, dopo tanta suspence, le immagini ed i suoni insieme !. Ne parliamo da anni. Da quella volta sotta la casa di Ida Gerosa, un' artista affascinante e contagiosa. Stavolta l'abbiamo fatto. Quando fai un programma che sai sara' interessante, e lo compili la prima volta e lo lanci, dentro ti ripeti che ci saranno sicuramente errori e questo run dovrai rifarlo piu' volte. Ma ogni volta la stessa emozione, ogni volta puntualmente tradita da quella variabile non definita o da una immagine distorta. Dagli errori a volte si impara e si prendono strade laterali. Con i suoni e' peggio: non esce niente, delusione totale. E l' emozione e' rimandata al prossimo run. Alla fine lo sai che ci arrivi.
Eccolo finalmente. E' fantastico, mi muovo e posso suonare. Ogni mio spostamento produce un suono. Posso ballare e dopo un po' non so piu' se sono io che ballo per quei suoni o la mia danza che li provoca. Allora mi fermo e tutto si ferma. E allora riprendo e la musica riprende. E cosi' fino alle tre di notte.
Lavoro in cuffia mentre Nadia ed Alessio dormono. Il timbro del suono e' strano come le note. Qualche errore di programma le fa somigliare al pianto di Alessio. Ogni tanto mi tolgo le cuffie rapidamente e ripiombo nella mia stanza. No, non e' Alessio. Continuo a ballare. Quando vado a dormire so che sono un po' piu' ricco e che Alessio si svegliera' tra poco come tutte le mattine senza eccezioni, va bene lo stesso questa mattina.
Con Oscar e Piero e Fabrizio a Formello
Come non ballare con questa installazione. Ci siamo, la linea e' stata definita. Oscar ha portato dei quadri. Ci sono gli interni e nelle stanze ci siamo noi. Piero e' entusiasta e sistematicamente tocca tutti i punti nell' aria per provare le note. Rimpiango di non averlo filmato. Muove una mano nel vuoto, torna al programma, cambia qualcosa e torna a muovere le mani nell' aria come se stesse accordando un pianoforte immaginario. Faccio fatica a convincerlo a mangiare qualcosa.
Alessio oggi sta facendo un casino. Vuole giocare con noi. Entrare nel gioco che in fondo ci accomuna. Dobbiamo interrompere. Allora usciamo con lui a fare una passeggiata per Formello. Cé' un vento forte. Quando sei pieno dentro, il vento ha qualcosa di magico. Fabrizio ha con se la macchina fotografica. Scatta qualche foto, forse le prime tutti insieme. Sono contento ci sia anche Alessio sulle mie spalle.
La casa, Formello
La casa di Oscar continua a girarmi nella testa. La finestra nera. la porta. Mi ricorda qualcosa di lontano, o forse dentro. La devo far evolvere per capire cosa mi evoca.
Ho una immagine di sabbie che ho fatto iterare per molto tempo. Registro le varie fasi di evoluzione e la itero ancora. Ogni volta emergono forme nuove.
Elena ha lavorato molto con le sabbie con i suoi pazienti. Mi ha parlato delle sue idee secondo cui ci sono degli attrattori che ogni persona tende a riprodurre nei propri comportamenti e che proietta nelle sabbie cercando le proprie forme ancestrali. Io sento che quella immagine contiene il mio.
Provo a fondere la sabbie con la casa. Per me e' un caleidoscopio dove cerco me stesso.
Ora sta uscendo qualcosa da li'. Voglio il colore. Provo diverse tinte. Ne faccio una sequenza video.
Adesso comincio a capire.
E' la storia di un sogno fatto molte volte o forse una di queste notti che partono lucide e si perdono nello spazio e nel buio in un mondo lontano per ritrovarmi poi nella mia stanza. E poi andare a dormire in silenzio per non svegliare nessuno e ricominciare quel sogno.
Telefonata con Oscar
"Stanze !", mi dice Oscar, che ne pensi ? Non so, credo che qualcuno l' abbia gia' utilizzato. Poi la sera ci penso: sono stanze quelle che dipingiamo, sono stanze quelle in cui ci incontriamo con chi fara' vivere l' opera. Stanze navigabili come in una casa, come in un mondo virtuale forse piu' reale della realta' stessa. Stanze nella mia testa. Ok, mi piace.
E-mail a Piero a Madrid
Stanze ! , che ne pensi ? .... l'ho mandata oggi. Forse domani mi rispondera' ma io non potro' leggere la sua risposta se non lunedi' su internet. Ah, maledetti computers. Si, cé' il telefono, ma costa e non lascia memoria. Internet lascia una scia di dialoghi abbozzati. Una scia che e' soprattutto una traccia di stanze... in fondo "rinavigabile".